Istituto GEOGRAFICO POLARE

Silvio Zavatti

L’Istituto Geografico Polare Zavatti è stato fondato a Forlì nel 1944 dall’esploratore e studioso Silvio Zavatti.

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Silvio Zavatti

Silvio Zavatti nacque a Forlì il 10 novembre 1917. Ebbe un ruolo di primo piano nel panorama internazionale organizzando e guidando diverse spedizioni scientifiche fra le quali una in Antartide e cinque nell’Artide, fra Canada, Groenlandia e Lapponia.
Capitano di lungo corso per due anni su una nave inglese, incontrò, ancora ventenne, il primo iceberg, desiderando di conoscere e studiare da vicino l’ambiente polare.
Partecipò al secondo conflitto mondiale e, in seguito, ebbe un ruolo nella guerra di Liberazione e nella rinascita delle istituzioni democratiche tanto da essere nominato primo Vicesindaco di Forlì, nella giunta imposta dal Comitato di Liberazione Nazionale, a fianco di Franco Agosto.
In parallelo all’impegno politico, avviò un’intensa attività scientifica. Nel 1944, fondò nella città natale l’Istituto Geografico Polare.
Nel 1945 si trasferì nelle Marche, dove ricoprì la carica di assistente di Geografia all’Università di Urbino e divenne direttore della Biblioteca Comunale di Civitanova Marche. Sempre nello stesso anno, divenne proprietario della “Casa Editrice Zavatti”, e stampò il primo numero della rivista scientifico-divulgativa “Il Polo”, ancora oggi in pubblicazione, e che gli consentì di entrare in contatto con le istituzioni, i ricercatori e le università di tutto il mondo.

Nei primi anni di vita dell’Istituto, organizzò sei spedizioni ai poli. Nel 1958 elaborò un ambizioso programma per la costruzione di una base scientifica italiana permanente nella Terra della Regina Maud, nel settore antartico norvegese. Nel 1959, nello stesso anno del Congresso Internazionale di Geofisica, approdò nell’isola periantartica di Bouvet, su cui nessuno aveva mai messo piede prima di allora. Grazie a quella missione venne scoperta una nuova baia di piccole dimensioni, a cui venne dato il nome di uno dei pochi esponenti della politica italiana che appoggiava l’Istituto, il senatore Tupini. Lo scopo di quella missione era di installare una stazione meteorologica. La prima fase del progetto doveva, infatti, indicare la possibilità effettiva di istituirvi una base scientifica permanente italiana. Tuttavia, la mancanza di mezzi finanziari impedì la realizzazione della seconda fase del progetto. 
Nel 1958 pubblicò l’Atlante Geografico Polare, vincendo il premio del CNR, Fondazione Vacchelli.
Silvio Zavatti ebbe il suo primo contatto con gli Inuit nel 1961, a Rankin Inlet nell’Artide canadese. Durante questa spedizione, effettuò ricerche sugli usi e costumi, sui loro giochi di cordicelle, sui canti e sulle danze. Da questo incontro, che lo cambiò inesorabilmente, ebbe inizio la sua battaglia come paladino del popolo dei ghiacci.
Nel 1962 fu con Walter Minestrini e Vladimiro Riccobelli in Lapponia, tra il popolo dei Sami. Qui studiò l’ergologia dei Sami (Lapponi) nomadi e raccoglie molto materiale artistico e di uso quotidiano. Nel 1963 si spinse fino alla Groenlandia orientale, nel distretto di Angmagssalik. La spedizione fece ricerche di psicologia, studiò le danze, l’arte, i canti, l’ordinamento scolastico e l’ecologia umana. In questa gloriosa spedizione, realizzata insieme al medico Massimo Cirone, Silvio Zavatti scoprì un reperto archeologico unico al mondo, un graffito su roccia raffigurante un cane da corsa e risalente alla cultura Saqqaq (https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_Saqqaq) (circa 2000 anni a.C.). Da questa esperienza, Zavatti iniziò a scrivere vari articoli per porre l’attenzione sulla salvaguardia delle antiche abitudini e tradizioni delle popolazioni Inuit, travolte dal progresso e dalla repentina “civilizzazione”.

Nel 1967 e nel 1969 fu di nuovo nell’Artide canadese. Il primo anno nel villaggio di Rankin Inlet, già visitato nel 1961, il secondo anno a Repulse Bay. A Rankin Inlet furono completate le ricerche iniziate nel 1961 e furono girati due documentari a colori sulla vita nella tundra e sul gioco di cordicelle. A Repulse Bay oltre alle ricerche etnografiche, furono effettuate osservazioni topografiche che portarono alla correzione di molti errori esistenti nelle carte canadesi e furono studiati i resti di Forte Hope, costruito nel 1846 dall’esploratore inglese John Rae.
La spedizione a Repulse Bay fu l’ultima avventura di Zavatti come esploratore. Tornato dalla sua ultima spedizione, con il materiale raccolto, aprì il Museo Polare a Civitanova Marche, sua città di residenza. Partecipò con interventi ad autorevoli convegni di livello internazionale. Nel 1970 organizzò a Civitanova il Congresso Internazionale Polare, mentre nel 1983 fu relatore a quello di Parigi.
Nel 1971 scrisse un appassionato articolo sulla nazione Inuit. Successivamente, nel 1976, gli Inuit dell’Artide canadese rivendicarono la loro autonomia dal Governo canadese. Quattordici anni dopo la sua morte, gli Inuit realizzano il loro sogno creando il territorio del Nunavut, in Inuktitut “la Nostra Terra”.
Sofferente da tempo di cuore, Silvio Zavatti morì a Ancona il 13 maggio 1985, a sessantasette anni.
Ci lascia un grandissimo patrimonio culturale, storico e scientifico, duemila articoli e opuscoli, numerosissimi libri, un’infinità di articoli scritti sulle più importanti riviste specializzate, e un Testamento morale, rivolto ai giovani affinché “trovino nello studio e nella ricerca ardua la strada per innalzare se stessi e la Nazione” (da Terre lontane, i diari inediti di Silvio Zavatti, a cura di Luigi Martellini, Ed. SetteCittà, 2010).

dal 30

giugno 1945

Archivio Zavatti e
Rivista il Polo

Attraverso le splendide sale dai soffitti affrescati di Palazzo Paccarone vi ritroverete catapultati nell’accampamento di un esploratore polare, tra tende, slitte e casse accuratamente sistemate e pronte per il lungo viaggio tra i venti gelidi e i ghiacciai dell’estremo Nord. Avventurandovi tra orsi polari, renne, volpi artiche, narvali, trichechi, foche, balene, potrete finalmente riposare nei tranquilli villaggi degli Inuit. Entrerete in contatto con la cultura, l’arte, la danza e le tradizioni di un popolo che tanto affascinò Silvio Zavatti da diventare il paladino e uno strenuo difensore dei loro diritti.